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Divisione ereditaria: costi, imposte e spese tra eredi


La divisione ereditaria permette ai coeredi di sciogliere la comunione e ottenere la proprietà esclusiva dei beni assegnati a ciascuno. Il costo non è uguale per tutti: dipende dal valore dell’eredità, dal numero di eredi, dai beni da dividere e dall’eventuale presenza di contrasti.


Quando gli eredi raggiungono un accordo, la procedura comporta generalmente meno spese. Se, invece, è necessario ricorrere alla mediazione o al tribunale, si aggiungono i compensi degli avvocati, i costi del procedimento e le eventuali consulenze tecniche.


In sintesi:


  • Non esiste una tariffa fissa per la divisione ereditaria;
  • La divisione consensuale è generalmente la soluzione meno costosa;
  • Al compenso dei professionisti si aggiungono imposte e spese amministrative;
  • La presenza di immobili, aziende o beni difficili da valutare può richiedere una perizia;
  • Un conguaglio tra coeredi può modificare la tassazione;
  • Prima di iniziare una causa ereditaria è necessario tentare la mediazione.


Quanto costa una divisione ereditaria?


Il costo di una divisione ereditaria può consistere in spese amministrative e professionali dalla somma non considerevole oppure raggiungere importi molto più elevati in caso di conflitto giudiziario. Non è quindi possibile indicare una somma valida per ogni famiglia. Le principali voci da considerare sono:


  • Onorario del notaio;
  • Imposte di registro, ipotecarie e catastali;
  • Compenso dell’avvocato;
  • Costo dell’organismo di mediazione;
  • Eventuali perizie immobiliari, aziendali o finanziarie;
  • Contributo unificato e altre spese processuali;
  • Trascrizioni, volture, bolli e documenti.


Modalità di divisionePrincipali costi
Divisione consensualeNotaio, imposte, documenti ed eventuale perizia
Divisione tramite mediazioneOrganismo di mediazione, avvocati, eventuali consulenti e imposte sull'accordo
Divisione giudizialeAvvocati, contributo unificato, notifiche, consulente tecnico e registrazione del provvedimento


In genere, l’accordo tra gli eredi permette di evitare le spese legate al processo. La divisione giudiziale può invece diventare onerosa soprattutto quando occorre stimare diversi immobili, ricostruire le quote ereditarie o risolvere contestazioni sulla proprietà e sull’utilizzo dei beni.


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Quanto costa la divisione consensuale dal notaio?


La divisione consensuale avviene quando tutti i coeredi concordano quali beni assegnare a ciascuno. Se il patrimonio comprende immobili, il notaio redige o autentica l’atto necessario per trasferire le proprietà e aggiornare i registri immobiliari. Non esiste una tariffa notarile fissa. Il compenso dipende soprattutto da:


  • Valore e numero dei beni;
  • Quantità di immobili da dividere;
  • Numero dei coeredi;
  • Necessità di effettuare verifiche catastali e ipotecarie;
  • Presenza di conguagli in denaro;
  • Complessità delle quote e delle disposizioni testamentarie;
  • Eventuali irregolarità da risolvere prima dell’atto.


Per una pratica ordinaria, l'onorario generalmente si attesta intorno ai 2.000-3.000 euro. Questa fascia non rappresenta però una tariffa ufficiale e può aumentare o diminuire in base al singolo caso.


Alla parcella del notaio bisogna aggiungere le imposte, i bolli, le visure, la trascrizione e gli altri adempimenti. Il preventivo dovrebbe quindi distinguere il compenso professionale dalle somme anticipate dal notaio per conto degli eredi. Prima di scegliere, è utile richiedere un documento scritto che specifichi tutte le voci comprese nel totale.


Quali imposte si pagano per dividere l’eredità?


La divisione ereditaria è un atto distinto dalla dichiarazione di successione. Di conseguenza, le imposte già versate per trasferire il patrimonio agli eredi non comprendono automaticamente quelle dovute per la successiva divisione dei beni. Quando ciascun coerede riceve beni corrispondenti al valore della propria quota, si applicano generalmente le seguenti imposte:


Imposta o spesa di calcoloImporto o criterio di calcolo
Imposta di registro1% del valore della massa comune
Imposta ipotecaria200 euro in presenza delle relative formalità immobiliari
imposta catastale200 euro in presenza della voltura catastale
Bollo, tasse ipotecarie e tributi catastaliImporti variabili in base all'atto e agli adempimenti richiesti


L’aliquota dell’1% deriva dall’articolo 3 della Tariffa allegata al Testo unico dell’imposta di registro, che considera la divisione senza eccedenze un atto di natura dichiarativa.


L’Agenzia delle Entrate, l’ente pubblico che gestisce e controlla l’applicazione delle imposte, ha riepilogato questo trattamento nella Circolare 18/E del 29 maggio 2013. Una successiva circolare ha precisato che, negli atti di divisione riguardanti immobili, le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di 200 euro ciascuna.


Il calcolo può però cambiare se un erede riceve beni di valore superiore rispetto alla propria quota. In questa situazione bisogna valutare separatamente il conguaglio, cioè la somma versata per compensare gli altri coeredi.


Come cambia il costo della divisione con conguaglio?


Il conguaglio è la somma che un coerede versa agli altri quando riceve beni di valore superiore rispetto alla quota ereditaria che gli spetta. L’articolo 34 del Testo unico dell’imposta di registro stabilisce che i conguagli superiori al 5% del valore della quota di diritto sono tassati applicando le aliquote previste per i trasferimenti. In termini semplici, la parte eccedente viene trattata fiscalmente come una vendita.


Consideriamo un’eredità del valore complessivo di 300.000 euro, divisa in parti uguali tra due coeredi:


  • A ciascun erede spetterebbero beni per 150.000 euro;
  • Il primo riceve una casa del valore di 200.000 euro;
  • Il secondo riceve denaro e altri beni per 100.000 euro;
  • Il primo erede deve quindi versare un conguaglio di 50.000 euro.


Il 5% della quota spettante a ciascun erede è pari a 7.500 euro. Poiché il conguaglio di 50.000 euro supera questa soglia, sulla parte eccedente si applica la tassazione prevista per il trasferimento dei beni coinvolti. All’imposta relativa al conguaglio si aggiunge quella ordinariamente dovuta per l’atto di divisione.


L’aliquota non è sempre la stessa: dipende dalla presenza di beni mobili o immobili, dalla loro tipologia e dalle eventuali agevolazioni applicabili. Anche l’accollo di un debito comune da parte di uno degli eredi può assumere la funzione di conguaglio.


Queste regole sono riportate nell’articolo 34 del DPR 131/1986, la norma che disciplina fiscalmente gli atti di divisione. Prima della firma è quindi opportuno chiedere al notaio un calcolo riferito ai beni e alle quote del caso concreto.


Quanto costano la mediazione e l’assistenza legale?


Chi vuole iniziare una causa relativa a una divisione o a una successione ereditaria deve normalmente tentare prima la mediazione. Durante questa procedura le parti devono farsi assistere da un avvocato. Il costo comprende:


  • Spese di avvio e primo incontro;
  • Ulteriori indennità se la mediazione prosegue;
  • Compenso dell’avvocato di ciascuna parte;
  • Eventuale perizia sui beni;
  • Imposte dovute se viene raggiunto un accordo.


Le indennità dell’organismo dipendono dal valore della controversia e dal tariffario applicato. Non esiste quindi un costo complessivo valido per ogni divisione. Secondo la relazione sulla mediazione civile 2025 del Ministero della Giustizia, nelle controversie in materia di divisione la parte invitata è comparsa nel 62,9% dei casi. Il 64,3% dei primi incontri è poi proseguito nel tentativo di raggiungere un accordo.


Il mediatore britannico Alistair Pye, specializzato anche in conflitti ereditari, sottolinea che queste controversie richiedono una preparazione particolarmente attenta: «Le controversie ereditarie sono tra le mediazioni più emotive e conflittuali da gestire. Spesso il problema non riguarda soltanto il testamento, ma vecchi contrasti familiari».


Quali spese comporta una divisione giudiziale?


La divisione giudiziale diventa necessaria quando i coeredi non riescono a stabilire di comune accordo come distribuire il patrimonio. Dopo il tentativo obbligatorio di mediazione, anche un solo erede può chiedere al tribunale di sciogliere la comunione. Oltre ai costi già sostenuti per la mediazione, la procedura può comprendere:


  • Compenso dell’avvocato;
  • Contributo unificato, calcolato in base al valore della causa;
  • Notifiche, copie e diritti di cancelleria;
  • Compenso del consulente tecnico nominato dal giudice;
  • Eventuali perizie di parte;
  • Spese per la vendita giudiziaria dei beni non facilmente divisibili;
  • Imposte relative al provvedimento conclusivo.


La consulenza tecnica rappresenta spesso una delle voci più importanti. Il professionista incaricato deve ricostruire il patrimonio, stimare gli immobili e verificare se sia possibile formare lotti corrispondenti alle quote degli eredi.


Non è possibile stabilire in anticipo un costo medio attendibile. La spesa può crescere quando gli eredi contestano il valore dei beni, la composizione delle quote, le donazioni ricevute in vita o l’utilizzo esclusivo di un immobile da parte di uno dei coeredi.


Chi deve pagare i costi della divisione ereditaria?


Nella divisione consensuale, i coeredi possono stabilire come ripartire le spese. In assenza di un accordo diverso, i costi sostenuti nell’interesse comune vengono generalmente suddivisi in proporzione alle rispettive quote. Ogni erede paga invece il professionista incaricato esclusivamente per assisterlo o tutelare la sua posizione personale. Nella divisione giudiziale occorre distinguere tra:


  • Spese necessarie per stimare il patrimonio, formare le quote e completare la divisione;
  • Spese provocate dalle contestazioni o dal comportamento di un singolo coerede.


La Corte di Cassazione ha più volte affermato che i costi delle operazioni svolte nell’interesse comune possono essere posti a carico della massa ereditaria e, quindi, ricadere su tutti i coeredi. Si applica invece il principio della soccombenza quando le spese derivano da pretese eccessive o resistenze ingiustificate: in questi casi il giudice può addebitarle alla parte che ha perso la contestazione. Questo criterio è stato confermato, tra le altre, dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 22613 del 5 agosto 2025.


Domande frequenti


Come ottenere un preventivo attendibile?


Bisogna fornire al professionista l’elenco e il valore dei beni, le quote, il numero degli eredi, gli eventuali debiti, i conguagli e la presenza di accordi o contestazioni. Il preventivo dovrebbe separare compensi, imposte e altre spese.


È possibile dividere un’eredità senza notaio?


Sì, se l’eredità comprende soltanto denaro o beni mobili. Se vengono divisi immobili o diritti reali immobiliari, l’accordo deve essere autenticato da un notaio e trascritto.


Quanto costa dividere un’eredità tra fratelli?


Il grado di parentela non modifica il costo. La spesa dipende dal valore dei beni, dal numero degli immobili, dalle imposte, dai professionisti coinvolti e dall’eventuale conflitto tra gli eredi.


Quanto costa dividere una casa ereditata?


Non esiste un importo fisso. Bisogna considerare il compenso del notaio, l’imposta di registro, le imposte ipotecaria e catastale, le visure e l’eventuale perizia o conguaglio.


Quanto dura una causa di divisione ereditaria?


Non è possibile prevedere una durata precisa. Una causa può protrarsi per diversi anni, soprattutto se servono perizie, vi sono contestazioni o la decisione viene impugnata.


L’avvocato è obbligatorio per dividere l’eredità?


Non è obbligatorio per raggiungere un accordo consensuale davanti al notaio. È invece necessaria l’assistenza legale durante la mediazione obbligatoria e nella causa davanti al tribunale.


Cosa succede se un erede non vuole dividere i beni?


Ogni coerede può chiedere la divisione. In mancanza di accordo deve avviare la mediazione e, se il tentativo fallisce, può rivolgersi al tribunale.


Un coerede può tenere la casa e liquidare gli altri?


Sì. Può ricevere l’intero immobile e versare agli altri un conguaglio corrispondente alle loro quote. Se manca un accordo, l’assegnazione può essere decisa dal giudice.


Si può ottenere il patrocinio a spese dello Stato?


Sì, se ricorrono i requisiti previsti. Il limite di reddito attualmente indicato per le cause civili è di 13.659,64 euro; di regola si considerano anche i redditi dei familiari conviventi. La disciplina comprende, a determinate condizioni, la mediazione obbligatoria.


Fonti e bibliografia


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